Pubblicato da: babola | 20 luglio 2011

Il cuore altrove

So di aver già scritto un post con qst titolo, ma è la didascalia che avevo addosso stamattina: costretta a casa da un crollo psico-fisico, il mio cuore era su un pulman diretto in Trentino, con i “miei” ragazzi e i miei “colleghi” educatori. Subito dopo, xò, mi sono resa conto che nn era proprio tutto lì, il mio cuore: un pezzo è qui a Luino e dintorni, sparpagliato in diversi punti, un pezzo è verso Busto Arsizio, altri in zona Mi, altri in altre zone della Lombardia, in altre regioni d’Italia fino al profondo Sud, forse qualche pezzetto è anche all’estero, attaccato a delle persone cui voglio bene.
Sono chiusa in casa ma il mio cuore viaggia, vede posti che io nn conosco, mi rende vicina a chi, fisicamente, vicino nn è.
Alcuni pezzetti viaggiano “clandestini”: le persone che se li portano appiccicati addosso nn sanno di avere compagnia, ignorano che ci sono anch’io lì con loro, forse x’ mi hanno dimenticata, forse x’ nn pensano che io possa ricordarmi di loro.
Mi piace pensare che alcuni pezzetti sono così “regalati” che nn ho la più pallida idea di dove siano ora.
Una volta, parlando con un sacerdote, gli dicevo che ci sono troppe persone x le quali vorrei pregare e nn ho tempo x ricordarle tutte oppure ne dimentico sempre qlcn. Mi ha risposto che qst persone sono tutte presenti nella mia preghiera se io sono in relazione con Gesù, x’ nel Suo cuore ci stanno tutte.
Mi piace pensare che ci sia un pezzetto del mio cuore nel cuore di Gesù, mi piace pensare che lì ci sia un pezzetto del cuore delle persone cui voglio bene, mi piace pensare che nel mio cuore ci sia un pezzetto del cuore di Gesù, a farmi compagnia… :)

Pubblicato da: babola | 11 luglio 2011

“E va in chiesa tutte le domeniche!”

Ammetto di usar anch’io ogni tanto qst frase, in senso di critica verso qlcn che, a mio parere, manca di coerenza.
L’ho sentita xò ripetere più volte da una persona amica negli ultimi gg: sta attraversando un periodo molto difficile e una mano basta e forse avanza x contare le persone che le sono rimaste vicine e si sono offerte di dare un aiuto in qualche modo. Ha fatto qst commento riguardo a un paio di parenti tanto bravi a parole ma che si defilano qnd c’è da passare al concreto.
Un commento di qst tipo mi fa riflettere su qnt il mondo si aspetta da “noi”: si aspetta che siamo diversi dagli altri, che siamo “più buoni”, che siamo davvero pronti a mettere in pratica gli insegnamenti del Maestro. Chi sta “fuori” o sta entrando nella Chiesa ha prob più stima del cristiano di qnt ne abbiano molti cristiani stessi (soprattutto i “non praticanti”).
Mi sono chiesta: ma la Messa allora a cosa ci serve? Tra domeniche e feste comandate un cristiano “praticante” partecipa almeno a una sessantina di Messe all’anno. Possibile che nn abbia conseguenze? E’ possibile incontrare qlcn almeno una volta a settimana e nn conoscerlo sempre meglio, nn diventarne più amico? E poi, se ti sta simpatico, ci pensi anche durante la settimana, pensi a cosa dirgli la volta successiva, magari cerchi di vederlo anche più spesso.
E’ vero: il dolore e la sofferenza nn piacciono a nessuno! Qnd capita a noi dobbiamo x forza starci dentro ma se capita a qlcn che nn è proprio vicino a noi il primo istinto è quello di scappare a gambe levate. Eppure il Maestro nn ha fatto così, quindi ci tocca fare un bel respiro e piantare bene i piedi.
Come leggevo ieri in un articolo di Costanza Miriano: “Non è che noi cattolici siamo cretini, e ci piaccia soffrire. E’ che anche alla sofferenza, che neanche a Gesù piaceva (i malati li guariva, mica dava loro un buffetto sulle guance), Lui ha dato un senso. Ed è il senso che fa la differenza.”
In realtà la maggior parte delle volte il senso io nn lo trovo, lo ammetto, e mi accontento che almeno Lui lo sappia.
Qnd ho voglia di scappare cerco di pensare al Crocifisso: x nn scappare, si è fatto inchiodare (e avrebbe potuto scappare cmq, se avesse voluto). Credo che sia soprattutto nella sofferenza che il cristiano fa la differenza: nn x’ ha le risposte ma x’ sta lì, offrendo ciò che può dare, che sia solo la presenza, una spalla su cui piangere, oppure un servizio più concreto.
In fondo, Dio agisce nella vita degli uomini attraverso altri uomini, e se nn Gli danno una mano quelli che dicono di essere Suoi amici, chi può essere segno della Sua Presenza?

Pubblicato da: babola | 7 luglio 2011

Pillola dei 5 gg dopo

Ogni tanto ho attacchi di masochismo e mi metto a leggere gli articoli che riguardano qst argomenti. Qst era pubblicato nello spazio “La 27esima ora”, su corriere.it, dove di solito trattano argomenti che riguardano il mondo femminile.
[ http://27esimaora.corriere.it/articolo/contraccezione-di-emergenzaprima-dei-dibattiti-attenti-a/  ]
Di x sè l’articolo era quasi neutro (ho letto di molto peggio!), nel senso che riportava il dubbio sull’obbligo del test di gravidanza prima di somministrarlo (anche x’ se lo chiami contraccettivo nn devi essere ancora incinta, altrimenti è un abortivo) e poi riportava il risultato di un sondaggio che dice che UN QUARTO delle teenager ha fatto ricorso alla “pillola del giorno dopo”, chiaro segno che la prevenzione è decisamente scarsa.
Dato che io mi voglio molto male, sono andata a leggere i commenti dei lettori.
E’ interessante scoprire che il mancato uso del preservativo è colpa dell’oscurantista Chiesa cattolica, che proibisce di usarlo e spinge a nn abortire, causando l’aumento sconsiderato di ragazze madri ancora adolescenti, il cui errore viene poi pagato da tutti i contribuenti x l’assistenza sociale. La vera soluzione è un serio corso di educazione sessuale fin dalle medie, ovviamente fuori dal controllo della bigotta e fondamentalista Chiesa cattolica.
Mi sorprendo ogni volta di come l’opinione del Papa sia così osteggiata di principio, considerando qnt poi sia poco messa realmente in pratica anche dai cattolici che si considerano praticanti.
Allora: a meno che io abbia esperienza solo di supermercati fuori legge e molto licenziosi, mi risulta che i preservativi si possano tranquillamente acquistare nella grande distribuzione e suppongo nn abbiano poi costi così elevati (considerando poi quello che i ragazzi spendono in cellulare…), anche se nei commenti all’articolo  si dice che chi paga sono sempre i soggetti deboli, con scarse risorse economiche. Mi sembra che ormai i bambini imparino molto presto le basi di educazione sessuale e i ragazzini credo scoprano molto presto a cosa serve e come si usa un preservativo.
Gli altri Paesi europei, con i loro corsi di educazione sessuale a partire anche dall’asilo, ci dimostrano che servono solo ad aumentare il numero di rapporti in giovane età, senza protezione, con l’aumento delle malattie sessualmente trasmissibili. Ma, come scritto in un precedente post, è molto più facile ripetere cose sentite in giro o presupposte, piuttosto che fare la fatica di andare a vedere come stanno realmente le cose.
L’unico programma che sta funzionando davvero in Africa x ridurre il contagio dell’AIDS si chiama ABC: Abstinence (astinenza, se nn hai un partner fisso), Be faithful (fedeltà al partner, se sei in coppia), Condom (se proprio vuoi avere un rapporto a rischio, proteggi te e il partner). Sottolineo che NON è un programma cattolico ed è quello insegnato, es, anche da AMREF, dato che è l’unico che funziona.
In qst contesto la Chiesa si ostina a mettere al centro la dignità dell’uomo e della donna, a sottolineare la grandezza del dono reciproco, un’appartenenza completa che può generare nuova vita. Sì, si punta davvero in alto, partendo dal presupposto che l’uomo è stato fatto “poco meno degli angeli”, mentre l’uomo preferisce essere anche meno degli animali, preoccupandosi più dei panda che dei suoi simili che muoiono di fame.
x qnt mi riguarda, preferisco ancora la retograda e oscurantista teoria dell’uomo come vertice della creazione, cercando di far scoprire a chi ancora nn lo sa che i “divieti” nn sono puro sadismo ma la strada x raggiungere il vero bene, la piena realizzazione della propria essenza. Fatica, grande fatica…

 

 

Pubblicato da: babola | 24 giugno 2011

Soddisfazioni :D

Sala d’aspetto di un ospedale: tengo occupati due bambini,  di 3 e quasi 5 anni. Passano due signore: una sembra sui 40, l’altra over 70. Ci guardano, sorridono, rispondono al nostro saluto. La signora più anziana mi chiede: “qnt ha il piccolo?”. “3 anni, invece lei quasi 5″. “Complimenti, sono proprio dei bambini molto belli!”. “Grazie, signora, ma io nn sono la mamma, riferirò”. “Ah..sì, a guardarla bene è troppo giovane x poter essere la mamma…”. (risata trattenuta con eleganza) “In realtà la mamma è più giovane di me di un paio d’anni… (stupore scandalizzato sul volto della signora)…io cmq ne ho 29″. “Davvero?! Guardi, nn li dimostra assolutamente!” XDXDXD

E tutto qst alla faccia della mia parrucchiera che mi ha sgridata x i mie capelli bianchi in bella mostra…ihihih!

Pubblicato da: babola | 13 giugno 2011

Informarsi, prima di parlare…e che diamine!!!

In qst gg ho un tarlo che mi rode il cervello in modo alquanto fastidioso. E’ un tarlo ricorrente, ci conosciamo già da un po’, xò nn rientra nelle presenze gradevoli del mio pensiero.
No, nn ho intenzione di parlare dei referendum, x’ ho già dato a sufficienza!
Ho un riacutizzarsi della mia insofferenza verso le persone che parlano a caso, dando giudizi su argomenti che conoscono a malapena e che rimangono a bocca aperta qnd scoprono di come stanno in realtà le cose.
[in qst ambito, quindi, nn rientrano i referendum, dato che ho avuto diverse discussioni molto pacate con persone che si sono ben informate e alla fine avevano validissime opinioni diverse dalla mia]
Qualche giorno fa parlavo con una persona un po’ più grande di me, sposata e con figli, un passato e un presente cattolico praticante, da giovane in oratorio poi x vari motivi solo di frequenza regolare alle celebrazioni. La discussione è finita sul celibato dei preti, grande argomento di discussione tra laici ma nn so qnt tra i diretti interessati. Dopo anni di discussione con mio padre, posso affermare di essere piuttosto informata sull’argomento e sostengo il celibato, soprattutto x la salute mentale del sacerdote (come detto da un coadiutore: “ma ti pare che dopo aver corso tutto il giorno, arrivo a casa e devo ancora dar retta a una moglie e a dei figli?!”) e della sua eventuale famiglia (che deve essere l’esempio della parrocchia, deve adattarsi ai trasferimenti, deve far conto su un padre e marito che è della comunità, prima che della famiglia).
Qst persona ha cominciato dicendo che la libertà di scelta sul celibato permetterebbe di aumentare il numero dei preti; obiezione: le Chiese protestanti o quelle che hanno preso decisioni “alternative” (v. gli Anglicani) hanno la stessa scarsità di vocazioni, se nn peggio.
“Togliere il celibato combatterebbe i casi di pedofilia”; obiezione: i casi accertati all’interno della Chiesa cattolica sono in % di gran lunga inferiori rispetto a quelli riscontrati in altre confessioni e, soprattutto, tra “laici” (allenatori e, tragicamente, genitori o famigliari). I pedofili nn sono persone che hanno dovuto reprimere la loro sessualità e l’hanno quindi distorta: sono persone malate e basta.
Alle mie obiezioni facilmente documentabili, un ultimo tentativo è stato: “ma bisogna aprire il più possibile affinché ci sia qlcn che si occupi delle parrocchie e degli oratori!”. E lì mi sono un po’ cadute le braccia: capisco che la mitica IV bozza sulla pastorale giovanile della Diocesi di Milano nn sia un best-seller (anche x’, avendola letta più volte, so che è abb ostica e più x gli addetti ai lavori) ma almeno sapere che si sta cercando di valorizzare la responsabilità del laico qst sì…e poi ho giocato la carta decisiva: “beh, ma ci sono in aumento i diaconi permanenti, che possono essere anche uomini sposati e possono fare molte cose, tranne confessare e consacrare”. Stupore. “Ah, nn lo sapevo…sì, allora la faccenda è diversa…”. Ed è una persona intelligente e istruita, ribadisco. E ho puntato anche su qst, qnd ho aggiunto: ” e poi, credi davvero che abbassare il traguardo permetta di avere lo stesso risultato?”. Silenzio.
Sono spesso rattristata dall’ignoranza delle persone ma nn in senso di superiorità da parte mia: sono fin troppo consapevole di essere spaventosamente ignorante in molti campi ma almeno cerco di nn lanciarmi in affermazioni azzardate. Se, inoltre, qlcn mi parla di cose che nn conosco, cerco di farmi spiegare come stanno le cose e, se l’argomento mi interessa, cerco di approfondire x conto mio.
Soprattutto in ambito di fede, mi viene l’orticaria a sentire la definizione “cattolico nn praticante” (che è x me un ossimoro) e mi viene da ridere con quella “credente nn praticante” (l’uomo x natura crede in qlcs; che senso ha credere in un Essere Supremo e poi far finta che nn ci sia?). E’ ovvio che ognuno ha le proprie caratteristiche e anche il cammino di fede nn è lo stesso x tutti; ma “cammino” implica “camminare”! Se credo che esiste un Dio, che Gesù sia suo Figlio e sia il Cristo, Salvatore dell’uomo, come posso dire “ci credo ma nn pratico”? Ci sono persone che si dichiarano cattoliche e che sanno tutto del loro personaggio famoso preferito, dallo stile alimentare agli aneddoti dell’infanzia, e poi hanno solo un vago ricordo dell’esistenza dei Vangeli e di cosa dicono. E nn entriamo poi nel merito di tutto ciò che riguarda la Chiesa, sia la sua storia che i suoi insegnamenti: con tutti i “credenti nn praticanti” convinti che la Chiesa debba scusarsi di esistere, a partire dal povero Galileo bruciato sul rogo (?!?!?), le Crociate, l’Inquisizione, l’Oscurantismo medievale, etc. Peccato che gli ospedali siano nati proprio dalla pietà dei cristiani, che i monaci nel medioevo abbiano permesso la conservazione della cultura antica e abbiano introdotto innovazioni tecnologiche, che la ricerca del sapere sia stata sostenuta dalla Chiesa con la fondazione delle università, che le più belle opere d’arte in Italia siano state volute (e custodite) da uomini di Chiesa, che in Paesi come l’India i cristiani se la vedono brutta x’ insegnano che gli uomini sono tutti uguali e nn ci sono caste, etc.
Ma bisogna fare lo sforzo di andare oltre quello che si sente in giro, si deve fare la fatica di cercare, di documentarsi, di chiedersi come sono andate davvero le cose. Chiedo troppo, mi sa…

Pubblicato da: babola | 10 giugno 2011

Referendum

Sto cercando di capire qlcs in più sui referendum di qst domenica e più leggo, meno ho voglia di andare a votare.
Rimango innanzitutto perplessa x i vari appelli messi su fb x andare a votare e votare tutti sì. Sono sicura che ci sarà qlcn che sa davvero di cosa si tratta ma da alcuni commenti che girano credo che in molti si siano fidati degli slogan senza approfondire il discorso che, cmq, è davvero molto complesso. Come in altri casi, mi chiedo x’ si eleggano dei rappresentanti in Parlamento che chiedano a degli esperti se poi si chiede un parere alla gente comune.
Comincio dal referendum sul nucleare: da qnt ho capito, nn serve cmq a nulla dato che la faccenda è già stata fermata. Credo che anch’io impiegherei un po’ di tempo ad abituarmi a una centrale nucleare dietro casa (qui nn è zona sismica e sarebbe un buon posto) ma mi pongo delle domande sulle fonti di energia. L’Occidente deve il suo progresso all’energia a basso costo e, oggettivamente, il nucleare costa meno di altre fonti. Nn posso fare a meno di chiedermi x’ il Giappone nn ha rinunciato al nucleare e la Germania sì; ora, tra l’altro, la Germania comprerà l’energia fatta con il nucleare francese o con altre fonti che costano di più e ha, in più, i costi di smantellamento delle centrali. Speriamo che i Verdi lascino almeno costruire le dighe x l’idroelettrico…
Riguardo al “legittimo impedimento” sono piuttosto perplessa: nella mia ingenuità, penso che se una persona è onesta dovrebbe lavorare x il bene comune; se un Presidente del Consiglio è accusato di qlcs, o si fa cadere il governo o si aspetta la fine della legislatura, x’ è assurdo che qlcn faccia qst lavoro e allo stesso tempo debba occuparsi di un processo a suo carico (e poi rincarare che nn si occupa dei problemi del Paese). Spero che la Provvidenza ci mandi una classe politica che nn sia solo un “parla parla” e che offri un’alternativa vera alla realtà attuale.
I due referendum sull’acqua sono quelli che più mi indispongono. Il primo, tra l’altro, nn parla solo dell’acqua ma di TUTTI i servizi pubblici, quindi anche gas, giardinieri, etc. Mentre tornavo a casa dal lavoro mi chiedevo cos’è il diritto all’acqua. Seguo alcune realtà africane attraverso AMREF e  x loro il diritto all’acqua è avere un pozzo di acqua pulita entro 15km di cammino. x noi è aprire il rubinetto in casa (quindi qlcn fa in modo che arrivi dalla sorgente a qui) ed essere sicuri che posso bere quello che esce. Come già detto da più persone, nn si tratta di privatizzare l’acqua ma la gestione delle strutture. Nn capisco x’ dovrei decidere io sul privato o meno: se nel mio comune il sistema funziona solo con il pubblico, x’ devo impedire che in un altro posto dove il servizio nn funziona nn possa entrare un privato? E’ vero, prob costerebbe di più, ma tra pagare poco un servizio che nn ho e pagare un poco di più x un servizio che ho, sceglierei la seconda. Oltre al fatto che qnd si deve aprire il portafogli magari si fa più attenzione a nn sprecare… La gestione dei tubi costa e ciò che paghiamo ora nn basta nemmeno x mantenere lo stato attuale, figuriamoci se permette di migliorarlo! E nel percorso si perde fino al 40% di acqua, che nessuno riceve e quindi nessuno paga, ma che viene sprecata. Se l’acqua fosse davvero considerata così preziosa, ci si darebbe un po’ più da fare x nn sprecarla…  Ma poi: aprire ai privati una volta nn era un modo x avere la concorrenza e quindi migliori servizi a costi minori, togliere il clientelismo e gli sprechi statali? Nn si parla, ad es, di privatizzare anche le poste e le ferrovie, x poter migliorare il servizio?
Ho quindi concluso che, molto probabilmente, nn andrò a votare (x’ votare ai referendum è un DIRITTO nn un DOVERE); se verrà raggiunto il quorum andrò a votare dei no (ma qui devo capire se, come x un referendum precedente, saranno contati x il quorum anche tutti gli italiani all’estero).
Obv nn è un’indicazione di voto ma un invito a chiedersi se la propria scelta (di votare o meno, di cosa votare) è finalizzata al bene comune o al sostegno politico di poche persone.

Pubblicato da: babola | 27 maggio 2011

Lo stupore salverà il mondo?

Un paio di gg fa stavo giocando alla cucina con una bimba di 3 anni e mezzo. All’improvviso ha sorriso, come se si fosse ricordata di una cosa bella e importante e guardandomi con gli occhi spalancati mi ha detto, a mezza voce: “ma sai che io sono nata piccola piccola dalla pancia della mia mamma?”. “Davvero?!”, ho risposto, con espressione stupita e sorridendo, come se fatta parte di una scoperta bellissima. Lei ha annuito vigorosamente e ho fatto un breve commento sul fatto che è cresciuta e crescerà ancora, poi siamo andate avanti a giocare. Qnd la mamma è tornata a prenderla, le ha chiesto, come x ulteriore conferma: “vero che io sono nata piccola piccola dalla tua pancia?”. “Certo!”, è stata la tranquilla e sorridente risposta della mamma.
Il sorriso di quella bambina è stato davvero molto bello e il mio stupore, x qnt simulato, nn era darle il contentino: aveva fatto una scoperta grandiosa e sono stata grata che abbia scelto di condividerla con me. Una delle tante cose belle che mi sta insegnando qst lavoro è lo stupore: nn nel senso di rimanere allibita davanti alla varietà di cose che possono andare storte ma nella capacità di riscoprire nella vita degli altri ciò che ho già fatto in tempo a dimenticare nella mia. Nn liquidare in fretta ciò che mi viene detto permette all’altro di condividere e dà a me il tempo di ricordare o di trovare agganci x proseguire il discorso. X i bambini è inoltre importantissimo ricordarsi ogni singola cosa che hanno detto (anche se poi loro si dimenticano le cose che mi interessa si ricordino…) e ho dovuto fare mia qst regola: se x l’altro è importante, lo deve essere anche x me.
Da qst premessa poi inizia una cascata di conseguenze: lasciare all’altro il tempo di parlare, di spiegarsi; ascoltare davvero, interrompendo x chiedere spiegazioni, nn x dare risposte a domande nn ancora fatte (anche se so che si arriverà lì) e cercando di capire dove sta la novità in ciò che viene detto, sia x me che x l’altra persona; allenarsi a stupirsi nella vita quotidiana, x condividere qst stupore con chi incontro e portare novità anche nella sua vita; condividere una sana risata semplice…
Credo che stupirsi sia anche capacità di nn considerarsi arrivati, consapevolezza che ci sia sempre ancora qlcs di bello che ci aspetta e che nn conosciamo, sicurezza di trovare nell’altro un motivo di meraviglia e di gioia.
Lo confermo quasi ogni volta che incontro le “mie bestioline”: spesso è lo stupore di essere semplicemente parte di una relazione, a volte è la gratitudine di una confidenza ricevuta, altre è la gioia di vedere qlcn che ha fatto un passo avanti x’ ha avuto il coraggio di mettersi in gioco.
Forse lo stupore nn salverà il mondo ma credo che possa renderlo molto più piacevole!

Pubblicato da: babola | 23 maggio 2011

Battibaleno!

[dato che mi sta tormentando da 3 settimane, nn posso nn condividerla! :D e sarebbe quasi tutta da evidenziare, come testo... :) ]

Non cercare un posto per nasconderti
non aver paura nessuno vuole prenderti
è tempo di giocare, tu comincia a camminare
non puoi neanche immaginare chi potrai incontrare.

Ogni giorno c’è un tempo per ascoltare
nuovi amici sono qui per raccontare
ognuno ha la sua storia, ma una sola cosa li unisce
c’è qualcuno che gli ha insegnato
come si fa ad amare fino a dare la vita.

Batti…baleno, è il tuo turno alza la mano
il tempo per giocarsi e dire: “tocca a me” adesso
batti…baleno, prendi fiato e corri sicuro
con Gesù che tende la sua mano
a chi come lui vuole imparare ad amare di più.

Se hai paura di non riuscire a farcela
ricordati che non sei solo in questo viaggio
c’è un tempo per cambiare e per ricominciare
di Gesù ti puoi fidare: vuole solo amare.

Anche se la meta sembra irraggiungibile
la tua vita è un dono irripetibile
se come Lui farai, i gesti che donerai
ai fratelli nel tempo non moriranno mai
e Lui sarà con noi per sempre!

Batti…baleno, è il tuo turno alza la mano
il tempo per giocarsi e dire: “tocca a me” adesso
batti…baleno, prendi fiato e corri sicuro
con Gesù che tende la sua mano
a chi come lui vuole imparare ad amare di più.

Pubblicato da: babola | 23 maggio 2011

Ma chi te lo fa fare?

Qst domanda torna molto spesso nella mia vita, più o meno ogni volta che parlo con le mie colleghe della vita fuori dal lavoro e ho l’ennesimo impegno “mangia-we” x oratorio/gruppo ado/gruppo giovani.
Già: chi me lo fa fare? Il senso del dovere? Il senso di colpa? Il bisogno di sentirmi utile? Un’altissima motivazione etica che dice “è giusto farlo”?
In realtà ogni tanto me lo chiedo anch’io, facendo passare la lista e chiedendomi se e quale motivazione prevale in quel momento.
Mi è stato chiesto anche x la giornata di ieri, la giornata decanale di formazione x gli animatori dell’oratorio estivo. Previsti 70-80 ragazzi dai 14 ai 18 anni, x gestirli alla fine sono stati raggranellati 8 educatori dai 20 ai 30 anni, con esperienza variabile e più o meno impolverata.
Tre settimane di preparazione a studiare i balli, a preparare i momenti della giornata, a provare noi le attività prima di proporle ai ragazzi. Un ultimo pomeriggio x preparare le ultime cose e ricordarsi appena messo piede in casa di aver dimenticato proprio quelle 2 che ti eri ripromessa di controllare…argh!
Rispetto allo scorso anno (in cui ho dato una mano molto marginale e all’ultimo momento) qst’anno mi sono ritrovata davvero in pista, conoscendo in più già diversi ragazzi, avendoli seguiti durante l’anno nel gruppo di catechesi.
La sveglia che suona presto la domenica mattina è la prima a chiedere di nuovo: “ma chi te lo fa fare?”. E tempo x la risposta nn c’è, x’ ci sono quelle 2-300 cose da fare prima di uscire, andando avanti e indietro x la casa tra i panini da preparare e il materiale che potrebbe essere utile e che bisogna mettere nello zaino prima di dimenticarsi x l’ennesima volta.
Facce assonnate davanti al cancello dell’oratorio, siamo anche un po’ infreddoliti dal vento che soffia.
Siamo già in ritardo rispetto alla tabella di marcia, ci mancano dei pezzi, ma dove diamine sono?!?!! Sì, proprio la classica giornata di oratorio estivo!
3..2..1…VIA! I primi ragazzi arrivano, comincia l’accoglienza.  E nn so mai se sperare che siano pochi (+ facili da gestire) o tanti (la proposta ha avuto successo). Mi ritrovo a sorpresa con il microfono in mano: sorriso forzato di circostanza, quasi 70 facce che mi guardano in attesa e mi invento qlcs; ho davanti ragazzi che sono nati qnd io già facevo l’animatrice…
Un anno di gruppo ado mi ha reso più sciolta nel lavorare con i ragazzi, il lavoro in gruppo parte e pian piano ingrana: all’inizio molto timidi, poi si lanciano e discutono seriamente fra loro del tema dato.
Ci sono da presentare i balli e scopro che tocca a me spiegarli, rimanendo basita: nn è che nn lo voglio fare ma ho la grazia di un pezzo di legno e provo a compensare con l’entusiasmo (le parole dei canti mi piacciono). La cosa funziona e riesco addirittura a divertirmi!
La Messa diventa davvero il momento di riposo della settimana, in cui ricaricarsi x riprendere il cammino: senza di Lui che sarei qui a fare?
Il pranzo passa a chiacchierare di scuola con un gruppo di ragazzine di un altro oratorio, poi si ricomincia veloci a preparare il pomeriggio.
Il racconto, i giochi sul campo da calcio (grazie Signore x la nuvoletta che nn ci ha fatto arrostire e grazie x nn ha piovuto davvero), la verifica con i ragazzi: tirano fuori delle belle considerazioni, qlcn di loro è davvero sveglio!
Ora giochiamo anche noi con loro, nel giocone del cryptex, e c’è la sorpresa di vedere qlcn che si risveglia dalla solita apatia e finalmente partecipa.
Sopravviviamo anche alla cena, anche se siamo ormai dei tappetini: le ginocchia sono un po’ provate dalla giornata ma nn è ancora finita… Ci aspetta un’oretta di bans e canti, prima di mandare tutti a nanna!
X fortuna i nostri “riferimenti” hanno ancora risorse ed energie x improvvisare un programma e arriviamo alla fine sani e salvi.
I ragazzi vanno via soddisfatti, ci salutano e fanno qualche commento sulla giornata.
Facciamo la nostra verifica ed è positiva, anche se stiamo crollando sul tavolo e riusciamo ad avere come unico obiettivo il percorso casa-doccia-letto.
Oggi ho aspettato con parecchia curiosità i commenti su fb da parte dei ragazzi e, a parte qualche lamento x le giunture doloranti, sembra che siano stati contenti. Qlcn mi chiede l’amicizia, aggiungo qlcn al gruppo ado; potremo raggiungere qlcn in più, nei prox mesi.
Ritorno quindi alla domanda iniziale e riprovo a pensare alla risposta.
Ero lì sicuramente x senso del dovere: sono educatrice degli ado, sono in oratorio la domenica, nn posso nn esserci x seguirli nella preparazione dell’oratorio estivo.
Ero lì x’ “è giusto” che ci sia qlcn che si occupi di qst ragazzi e che provi ad aiutarli a crescere. A me è mancato avere, alla loro età, delle persone un po’ più grandi che potessero dare un’idea di cosa si fa “dopo”.
Ero lì x’ qst ragazzi sono incredibilmente belli nella loro timidezza, nella loro spavalderia, nella loro sensibilità, nella loro disponibilità…e sono poche le occasioni nn formali in cui si possono fare due chiacchiere e lasciar intendere “se hai bisogno qlcs io sono qui e ti ascolto, ma se nn vuoi parlare va bene uguale”.
Ero lì x’ è la mia palestra di relazioni, il mio allenamento forzato ad essere quella che fa il primo passo, che lancia il sasso e aspetta la reazione, che parla con gli sconosciuti x’ nn siano più tali.
Ero lì x scoprire di nuovo che nelle giornate in cui sono proiettata completamente verso gli altri ho abb spazio dentro di me x far entrare qlcs di nuovo e di bello.
Ero lì x’ alla fine so che è molto meglio essere stata lì piuttosto che in qls altro posto.

Pubblicato da: babola | 9 maggio 2011

Rabbia

Nn mi piace essere arrabbiata. Nn x’ io consideri più nobile essere zen e mi irriti l’espressione di emozioni forti ma x’ poi ci vogliono diversi gg x’ io sbollisca e nel frattempo la qualità della mia vita subisce un forte calo.
Ho tanti motivi x essere arrabbiata in qst gg, motivi più o meno seri, lo ammetto, ma nel complesso si fermano tutti intorno alla gola e mi rendono perfino fastidioso il respiro.
Nel complesso sono arrabbiata x episodi che ho vissuto (e vivo) come ingiustizie e alcune di qst possono anche rientrare nelle grandi domande sul mistero del male.
Al rientro al lavoro ho subito ricevuto 2 notizie pesanti come piombo: uno dei nostri ragazzi in condizioni già precarie si sta praticamente lasciando morire e una ragazza in stage da noi è stata coinvolta nell’attentato di Marrakech mentre era in vacanza con il fidanzato e con un’altra coppia (i ragazzi sono morti nell’esplosione, lei è morta giovedì sera, l’ultima ragazza è in condizioni gravi ma stabili). Una persona a me molto cara era a Marrakech 20 gg prima e mi fa mancare il respiro la sola idea che avrebbe potuto fare qst fine.
Forte è salita la rabbia verso chi nn rispetta la vita umana e usa la violenza x ottenere ciò che vuole, coinvolgendo persone assolutamente estranee.
Gli altri motivi che mi hanno fatto arrabbiare sono molto meno seri e riguardano le relazioni interpersonali sia al lavoro che fuori.
Mi fa arrabbiare essere trattata con sufficienza da chi dà x scontato di saperne più di me, da chi racconta falsità e gode nel seminare zizzania.
Mi fa arrabbiare che certe persone si vantino di essere empatiche con tutti ma poi rendano la vita impossibile a chi deve condividere il lavoro con loro x’ sono delle mine vaganti, la maggiore fonte di stress della giornata.
Mi fa arrabbiare dover tacere davanti a chi pensa di sapere tutto, a chi si mette sempre al centro, a chi “sa x’ gliel’hanno detto” e nn è possibile contraddire x’ si è di principio dalla parte del torto.
Mi fa arrabbiare chi si ricorda delle persone solo in funzione di ciò che fanno e nn di ciò che sono, chi nn accetta che gli altri facciano scelte diverse dalle proprie, chi dà per scontato che il bene sia ciò che la loro mente ha stabilito tale.
Mi fa arrabbiare chi dà x scontato che se hai preso un impegno lo porterai avanti a costo di sputare sangue e che ti considera un menefreghista se decidi di dare un limite alla tua disponibilità di tempo.
Mi fa arrabbiare chi dimentica che educare significa camminare a fianco, nn sempre e solo davanti, con la disponibilità ad accettare che il gruppo nn rimanga compatto e che il singolo possa prendere strade diverse.
Mi fa arrabbiare chi ha un atteggiamento possessivo verso le persone, chi ha la “priorità” nel parlare di loro, chi si atteggia a confidente e consigliere senza che alcuno gliel’abbia chiesto.
Mi fa arrabbiare chi cerca di farmi sentire in difetto qnd già do più di qnt mi è strettamente richiesto e l’unica consolazione che riesco a darmi è convincermi che sia una questione di gelosia (anche se poi devo inventare le motivazioni anche di qst).
Speriamo che il fatto di aver messo tutto questo x iscritto (oltre a una buona dose di wii) mi faccia finalmente dormire, qst notte.

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